La sofferenza interiore di un uomo aumenta, quando egli prova controvoglia a mostrarsi tutto il tempo allegro come lo sono gli altri intorno a lui, volendo assomigliare a loro.
Presto si rende conto che per quanti sforzi faccia per mascherare il suo stato d'animo... non ottiene dalle altre persone l'affetto, la stima, l'incorraggiamento di cui avrebbe bisogno; queste si sono convinte comodamente che egli non abbia problemi, perché davanti a loro ha continuato a mascherare il proprio umore e a fare in modo che pensassero "va tutto bene".
Per cui passa a lanciare, pian piano, delle timide richieste di aiuto: non nasconde di averne bisogno almeno un po'.
Ma proprio a questo punto si viene definitivamente ignorati, o se proprio si insiste trattati con parole di conforto spicciole e sbrigative.
È allora che viene spontaneo l'impulso a manifestare apertamente e senza giri di parole il proprio stato d'animo, i propri desideri insoddisfatti, le proprie antipatie, le rimostranze che si sarebbero volute fare da tempo. In breve esprimere la verità, facendosi sentire chiaramente.
Questo fa allontanare tutti inorriditi. L'individuo si è permesso di stonare con l'atmosfera generale di allegria artificiosa e di ottimismo, quella per cui tutti devono mostrarsi sempre "positivi", sorridenti; e per la quale le manifestazioni di fragilità, malinconia, timidezza o insicurezza non sono ammesse, anzi sono da deridere o da aggredire selvaggiamente, perché ognuno deve mantenere perenne le apparenze artificiose di felicità agli occhi degli altri.
Eppure il sofferente non desidera affatto chiudersi in se stesso; muore dalla voglia di sentirsi gioioso e felice come gli altri e ci vorrebbe poco per farlo. Esiste sicuramente un altra persona che con un solo gesto potrebbe permetterglielo, dandogli poco senza privarsi di niente.
Naturalmente aver fatto queste affermazioni è già di per se stesso un grave crimine contro la felicità obbligatoria (e quindi fasulla), perché si è osato dire che il problema esiste e addirittura che può essere risolto.
