lunedì 11 novembre 2013

La dose di serenità necessaria per continuare a vivere


Un pària. arriva sempre ultimo. Qualcun'altro, per forza di cose, è sempre arrivato prima di lui. 
Un pària non può pretendere per se stesso la certezza di niente, neanche del fatto di essere lasciato stare quando si autodistrugge. Può e anzi deve unicamente offrire tutto, a tutti, e a quantità massicce, anche al di là della sua eventuale sopportazione fisica e interiore: servire gentilmente, ascoltare, consolare prontamente, presentarsi di corsa, essere puntuale, farsi sentire per primo, chiedere sempre permesso e scusa, lasciare il posto, accettare compromessi, ma soprattutto, dare ragione e giustificare ogni cosa che fanno gli altri, regalare di tutto a tutti, e in prima cosa il proprio tempo. Non può mai sottrarsi a questo dovere. è lo sguattero tuttofare addetto alle beghe e ai malesseri temporanei delle vite di chicchessia. Uguaglianza di opportunità, reciprocità di situazioni, coerenza; non esistono per lui, sono concetti che non ha diritto di vedere riconosciuti. 
Un pària è un errore. è qualcosa che non funziona nel sistema. Ne guasta l'armonia. "è l'armonia di un mondo obbrobrioso" obietterebbe la sua voce interiore? E allora?? Questo non è affare suo! è comunque un'armonia. Non la può turbare, egli è l'errore, che dev'essere "corretto" dagli altri, dalle circostanze, dalla fortuna - ostile. 
A un pària non è concesso esternare e sfogare il dispiacere: c'è sempre qualcuno che si lamenta e fa la vittima da prima di lui, ed è giusto che si ammutolisca lasciando esercitare agli altri il loro diritto di dolore, affinchè puntualmente poi ricevano tutto quello che vogliono - da lui e dalla vita. Ma, non può nemmeno stare in silenzio e reprimersi. Anche questo scandalizza e disturba chi lo circonda. Niente, non deve fare nè percepire proprio niente, nè un'azione, nè il suo contrario. La sua coscienza deve annullarsi. Non deve nemmeno pensare. Come in un oggetto, perchè deve diventare oggetto, e di ultima scelta. Uno scarto.
Un pària è nato scarto. Lui è incompleto, e non serve a completare niente. Farsi consumare, è il senso della sua esistenza.

mercoledì 21 agosto 2013

"Come va"? "Tutto bene, tutto bene".

La sofferenza interiore di un uomo aumenta, quando egli prova controvoglia a mostrarsi tutto il tempo allegro come lo sono gli altri intorno a lui, volendo assomigliare a loro.  
Presto si rende conto che per quanti sforzi faccia per mascherare il suo stato d'animo... non ottiene dalle altre persone l'affetto, la stima, l'incorraggiamento di cui avrebbe bisogno; queste si sono convinte comodamente che egli non abbia problemi, perché davanti a loro ha continuato a mascherare il proprio umore e a fare in modo che pensassero "va tutto bene".

Per cui passa a lanciare, pian piano, delle timide richieste di aiuto: non nasconde di averne bisogno almeno un po'. Ma proprio a questo punto si viene definitivamente ignorati, o se proprio si insiste trattati con parole di conforto spicciole e sbrigative.

È allora che viene spontaneo l'impulso a manifestare apertamente e senza giri di parole il proprio stato d'animo, i propri desideri insoddisfatti, le proprie antipatie, le rimostranze che si sarebbero volute fare da tempo. In breve esprimere la verità, facendosi sentire chiaramente. 

Questo fa allontanare tutti inorriditi. L'individuo si è permesso di stonare con l'atmosfera generale di allegria artificiosa e di ottimismo, quella per cui tutti devono mostrarsi sempre "positivi", sorridenti; e per la quale le manifestazioni di fragilità, malinconia, timidezza o insicurezza non sono ammesse, anzi sono da deridere o da aggredire selvaggiamente, perché ognuno deve mantenere perenne le apparenze artificiose di felicità agli occhi degli altri.

Eppure il sofferente non desidera affatto chiudersi in se stesso; muore dalla voglia di sentirsi gioioso e felice come gli altri e ci vorrebbe poco per farlo. Esiste sicuramente un altra persona che con un solo gesto potrebbe permetterglielo, dandogli poco senza privarsi di niente.

Naturalmente aver fatto queste affermazioni è già di per se stesso un grave crimine contro la felicità obbligatoria (e quindi fasulla), perché si è osato dire che il problema esiste e addirittura che può essere risolto.