venerdì 28 dicembre 2012
mercoledì 5 dicembre 2012
"""è una rivoluzione"""
La parola rivoluzione campeggia sui cartelloni pubblicitari affiancata a dopobarba e automobili, rasoi e superalcolici, intimo e casinò, ed è il titolo di mostre ed accademie ufficiali del potere. Il nobile concetto di sollevazione di personaggi e popoli mobilitati per realizzare le più alte cause, è stato ferito a morte, al fine di cancellarlo dalla memoria presente, perchè il sistema ha assorbito la parola, diventata un ciondolo di bigiotteria fra la scollatura di una bonazza.
La stessa figura di rivoluzionario "tira", e tira perchè lo ha deciso il marketing e la cupola dei "creativi"; perchè di certo non si può negare che non sia il topos estetico del "rivoluzionario"giovanile e sognatore quello dei modelli bruni riccioluti e barbuti (ma sempre palestrati) che nei commercials dei conti correnti e di automobili si vedono vestire hippie, fare bagni di notte in gruppo e ballare sulle spiagge intorno al fuoco, respirare la libertà sulle moto capo indietro e braccia all'aria sorridendo a occhi chiusi, schitarrare sospesi nell'aria su palchi davanti a folle deliranti (anche quelle "giovani") che agitano in su le mani, e infine trombare come ricci (con donne tutte alte modelle tope e in lingerie); mentre una scritta o una voce declama "non confonderti con gli altri","non seguire le regole", "non rinunciare al tuo modo di essere", "se ami la libertà". E infine il payoff "provala" (non la rivoluzione. E non la topa. L'automobile...).
Al confronto gli spot sbiaditi di 25 anni fa con i loro yuppie biondi sportivi, ganzi, griffati e di successo oramai sorpassati fanno tenerezza, come ennesimo elemento di un passato che non c'è più da rimpiangere malinconicamente. L'immaginazione è al potere; ma è un immaginazione pagata (da qualcuno) per mettersi a immaginare, e sta immaginando il futuro più vuoto, un incubo reale con l'aspetto di un sogno, che tutti realizzino mentre non sono ancora desti.
venerdì 16 novembre 2012
giovedì 15 novembre 2012
Quando "sembrano tutti uguali"
Ovviamente, man mano che una società si fa più malata (malata perchè così l'ha resa chi comanda molto molto in alto in quel tempo in quella stessa civiltà, e non perchè sono gli esseri umani marci dall'origine) le persone vengono sempre più su come delle caricature, delle maschere. Si comincia a pensare davvero che qualcuno di ben preciso, una volontà precisa, abbia scritto le personalità di questi personaggi, facendoli comportare tutti nel modo peggiore che si può immaginare.
Non presentano sfumature, lati buoni accanto a lati negativi. No. Senza mezze misure o c'è il bianco o c'è il nero. Qui si sta parlando del nero.
La realtà che si sta vivendo sembra quindi proprio uno spettacolo, un filmetto, un fumetto, un romanzetto, popolata da questi stereotipi incarnati (fanno e dicono veramente tutto come ci si aspetta che facciano!); e tutto va avanti secondo una storiella banale, banale nel senso che il finale e i finali sono scontati: si può già prevedere che tutti gli attori e caricature agiranno in base al luogo comune più stupido, volgare e grottesco a cui si può pensare, e alla fine resteranno sempre i forti, i vincenti, gli intoccabili, oltre che appagati.
Quando lo capisci (tu, se realmente diverso) cogliendo quella trama, inizi a sentirti circondato, condizionato in tutto il tuo mondo, in tutto ciò che ti piace e in ogni momento dalle azioni di questi altri. Perchè sai che ne stai subendo gli effetti. Le loro azioni provocano tutte il male; il tuo male, si, ma non solo quello. Un male oggettivo che è la sommatoria di tutte le singole, piccole azioni e dispetti malvagi, quelle verso di te e quelle verso gli altri, i deboli da proteggere, gli sconfitti che non lo meritano, i talenti emarginati.
Ogni malignità non è nemmeno per forza determinata da "interessi personali"; è anzi gratuita, per il puro gusto di arrecarla.
Naturalmente da persona a persona deve pur variare qualche caratteristica, marginale e di superficie (estetica); perciò esistono delle tipologie separate in cui inquadrare ogni individuo. Ma in fin dei conti quelle categorie sono ben poche (sempre quelle, a rotazione), molte meno di come si pensi comunemente, se si ha abboccato alla finzione per la quale "il mondo è vario", "ogni persona è diversa dall'altra" e amenità del genere.
Linguaggio, difetti, paranoie, manie, torti fatti, menzogne dette, sono aspetti uguali identici tra tutte le tipologie, specie se prendiamo di mira le tipologie di "giovani" che sono proprio quelle elaborate per dare l'illusione della varietà: zampo topino alternativo fighetto bimbominkia eccetera eccetera eccetera...
Si assomigliano ormai pure le facce. Anche le facce, barbe e capelli, le andature, i gesti, i vestiti indossati, gli ornamenti, sono sempre gli stessi. Guardando uno, è immediatamente riconoscibile, inquadrabile ed etichettabile. GIUSTAMENTE etichettabile. Perchè è l'unica possibilità che CHI SA, chi si rende conto, CHI HA CAPITO COME GIRA LA STORIA E ALLA FINE TANTO LA SUBISCE, ha a disposizione per tenere lontano da se lo stereotipo, il luogo comune che cammina.
Certo, in fondo nessuna persona "della massa" ha scelto di nascere e di essere conforme, appiattita come le altre. Ma è proprio così. E questa cosa va semplicemente constatata, senza desiderare di vedere tutti crepare, nè tantomeno rassegnarsi ad approvarla e ad accettare quei meccanismi. Quella cosa sta lì, perchè qualcuno deve pur osservarla e rilevarla. Tanto arriva il momento in cui deve succedere.
Lo scatolone fabbricone
non ho niente da dire! (la non rivalsa - episodio terzo)
Ciò che dico è annichilito: non è utile che a me per capire, ergo, che senso avrebbe ormai condividere se ciò, so bene che, debba accadere... (?)-
Lo so bene: è un circolo vizioso... ma allora perchè? Non accetto commenti: chi sa, sa che deve guadagnarsi il pane delle mie qualità; ma di solito non vuole saperlo: ti-more(?).
Se s'intende non darmi attenzione (sinceramente) come la pongo altrettanto, SPARITE.
Su questo si baserebbe il lavoro dell'uomo: su ciò che ha a disposizione. Ehi... Ma, io ho: ma chi non ha, è come se avesse. mA (mA) poi il gioco si gira su una strana padella (forse a forma cilindrica) sulla quale chi ha è come se non avesse e ciò che però ha, diventa di chi non ha. NO! Cos'è? Un thè tra pazzi?
Ecco il titolo:
dichiarazione; diramazione:
così la descrizione: Le parole. N o n sono che il quadro astratto contenente elementi sufficienti per comprendere il messaggio dell'artista: CAPITE! Voi che vi dite bravi.
Non ne avrete mai il coraggio: oltrepassare la soglia?
Risposta (dal canto di chi è fausto): non si gira che attorno ad un fuoco, entro il quale non si viene.
Laciatemi solo con quello che mi è rimasto: giocare con i giochi, giochi anche di parole, di figure, di forme: ecco i colori: l'unica libertà è quella di mescolarli.
Quasi alla fine: che l'arlecchino buontempone vesta le vesti dell'agnello; e si travesta da ciò che gli resta: i resti.
E alla fine poi: che la toga e il martello siano consegnati al giudice.
Vins.
Ciò che dico è annichilito: non è utile che a me per capire, ergo, che senso avrebbe ormai condividere se ciò, so bene che, debba accadere... (?)-
Lo so bene: è un circolo vizioso... ma allora perchè? Non accetto commenti: chi sa, sa che deve guadagnarsi il pane delle mie qualità; ma di solito non vuole saperlo: ti-more(?).
Se s'intende non darmi attenzione (sinceramente) come la pongo altrettanto, SPARITE.
Su questo si baserebbe il lavoro dell'uomo: su ciò che ha a disposizione. Ehi... Ma, io ho: ma chi non ha, è come se avesse. mA (mA) poi il gioco si gira su una strana padella (forse a forma cilindrica) sulla quale chi ha è come se non avesse e ciò che però ha, diventa di chi non ha. NO! Cos'è? Un thè tra pazzi?
Ecco il titolo:
dichiarazione; diramazione:
così la descrizione: Le parole. N o n sono che il quadro astratto contenente elementi sufficienti per comprendere il messaggio dell'artista: CAPITE! Voi che vi dite bravi.
Non ne avrete mai il coraggio: oltrepassare la soglia?
Risposta (dal canto di chi è fausto): non si gira che attorno ad un fuoco, entro il quale non si viene.
Laciatemi solo con quello che mi è rimasto: giocare con i giochi, giochi anche di parole, di figure, di forme: ecco i colori: l'unica libertà è quella di mescolarli.
Quasi alla fine: che l'arlecchino buontempone vesta le vesti dell'agnello; e si travesta da ciò che gli resta: i resti.
E alla fine poi: che la toga e il martello siano consegnati al giudice.
Vins.
domenica 11 novembre 2012
R 1 - Pioggia
la annunciano i raggi fiochi del sole che carezzano i balconi appollaiati, i muri grigi di decenni, i murales colorati dei bambini nei cortili vuoti degli asili da cui proviene il vociare; ed arriva quando si stende ovunque un cielo grigio,un cielo grande che guarda in basso facendo le stesse rotte delle strade, dei binari, i sottopassi con le loro lanternine spente messe in fila: lui lo sa, sembra voglia risucchiare tutto, fa timore a chi guarda col naso all'insù ma non vuole, non minaccia nessun giudizio universale, il suo colore grigio è speranza, che non fa nè mattina nè sera, che fa sembrare l'oggi come fosse tempo fa. Qualcuno lo sa, lo capisce quel cielo, e lo vorrebbe più spesso sulla sua testa, per spazzare via la depressione del sole ipocrita della controra, resuscitare il più banale e prezioso ricordo d'infanzia... lei arriva, e si spande nei boulevard, un'ondata fresca che tra torrenti e goccioline impazzite è la stessa cosa, se ti balzano addosso infilandosi in ogni fessura dei vestiti, non la sopporti nella tua corsa a ostacoli ma quella lava, a fiumi, purifica il sivo dalle strade e dai marciapiedi che poi è anche il sivo della gente, che si ritira quando si accendono luci fredde al neon per illuminare il grigio. Manca solo pure quell'altra, là, immaginandoti che sbuchi fuori dal primo uscio mentre corri senza vedere, una volta tanto in disordine e bagnata fradicia, non sapendo come guardarla per lo spavento e se guardarla negli occhi grandi, facendole tu paura zuppo d'acqua, pregando che non veda il tuo sorriso ebete e l'ansia, che ti da tepore, sotto la pioggia.
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