domenica 11 novembre 2012

R 1 - Pioggia

la annunciano i raggi fiochi del sole che carezzano i balconi appollaiati, i muri grigi di decenni, i murales colorati dei bambini nei cortili vuoti degli asili da cui proviene il vociare; ed arriva quando si stende ovunque un cielo grigio,un cielo grande che guarda in basso facendo le stesse rotte delle strade, dei binari, i sottopassi con le loro lanternine spente messe in fila: lui lo sa, sembra voglia risucchiare tutto, fa timore a chi guarda col naso all'insù ma non vuole, non minaccia nessun giudizio universale, il suo colore grigio è speranza, che non fa nè mattina nè sera, che fa sembrare l'oggi come fosse tempo fa. Qualcuno lo sa, lo capisce quel cielo, e lo vorrebbe più spesso sulla sua testa, per spazzare via la depressione del sole ipocrita della controra, resuscitare il più banale e prezioso ricordo d'infanzia... lei arriva, e si spande nei boulevard, un'ondata fresca che tra torrenti e goccioline impazzite è la stessa cosa, se ti balzano addosso infilandosi in ogni fessura dei vestiti, non la sopporti nella tua corsa a ostacoli ma quella lava, a fiumi, purifica il sivo dalle strade e dai marciapiedi che poi è anche il sivo della gente, che si ritira quando si accendono luci fredde al neon per illuminare il grigio. Manca solo pure quell'altra, là, immaginandoti che sbuchi fuori dal primo uscio mentre corri senza vedere, una volta tanto in disordine e bagnata fradicia, non sapendo come guardarla per lo spavento e se guardarla negli occhi grandi, facendole tu paura zuppo d'acqua, pregando che non veda il tuo sorriso ebete e l'ansia, che ti da tepore, sotto la pioggia.

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