lunedì 28 aprile 2014

R2 - Al bar


Ordinata la spremuta, da destra intanto è entrato un ragazzone tarchiato, trentanni circa, occhiali, faccia paciosa e barbetta, testone dai capelli folti, giaccone lungo che quasi gli arriva in terra e borsa a tracolla d'ordinanza da neolaureato-quasi assistente-uscito dalla facoltà. L'ha chiesta anche lui la spremuta. Intanto in radio, lo si sente dal solito riff acustico iniziale, stanno mandando una versione reggae di wish you were here, canzone ben poco nota che nessunonelraggiodicentomilachilometrihagiàascoltatocontinuamenteperannieanni. 

"xxxa qua un altra spremuta" lo sguardo si perde dietro il bancone, sulle ceste colme di arance (biologiche?) , sfumate di verde, che saranno messe in quella che somiglia più a una pressa che a uno spremiagrumi. 

"Stamattina il tutto esaurito delle spremute" la inserviente al tizio della cassa, ed ecco che si sentono due risolini dementi, da destra, dei ragazzi seduti al tavolino 1 metro x 1 metro, sorrisi come smorfie plastificate. Solo due tre secondi di tempo, per trasalire come al solito dubbio che possano ridere di te...

... Anche delle ragazze a sinistra ridono sussurrandosi: "hai visto quello come si muove?"
è Il ragazzo col giaccone, che si sta dondolando sulle gambe, ravvicinato al bancone, ondeggiando leggermente con il corpo: gamba destra, poi gamba sinistra... piano piano, al ritmo della canzone. I bordi del giaccone di lana fanno da metronomo con il pavimento.
Quelli ridono. E quelle ridono. Al bancone non ridono. Devono servire.
Qualcuno non ride perché si tortura, talmente si fa problemi: -e questi qua, nel gulag che vorrei...- eccetera.
Ma intanto il ragazzone non si è mai voltato a guardarli neanche per un secondo. Che si sia accorto di tutto o meno. Il suo profilo immobile, verso il bancone. Ha continuato a dondolare. Mangiandosi la pasta e bevendo la spremuta. O il contrario, ovvio.

mercoledì 8 gennaio 2014

responsabili, presidenti, doppi petti, rappresentanti, quanto è inutile ambire tutta la vostra esistenza ovattata, aerei presi ogni giorno da un capo all'altro del globo, washington chiama bruxelles chiama roma, convention meeting tavoli segreti da cui tornare carichi di scartoffie e ordini tecnici incomprensibili per mantenere la normale routine di un dominio che neanche siete voi a incarnare, quanto saranno grigie le famiglie le grandi ville e i palchi dei convegni una volta arrivati al vertice, mentre in queste lande individui che paiono eremiti millenari reincarnati predicano nel freddo della metropoli fino a notte fonda di rinascite spirituali così impraticabili a parole, tra le risate di ragazzi o ragazze senza più innocenza, che vagano nuotando in qualsiasi droga e a ogni risveglio scollano la loro mente e i loro legami, e i muri di infiniti palazzoni condominiali che eccheggiano di liti e di privazioni, è meglio qui dove questo 'tutto' ti fa venire voglia di scappare, in un angolo di buio anche a portata di mano, purché a decidere di non tornare in tempo si sia giusto in due, abbandonarsi così è già la vetta del desiderabile e dell'invidiabile.