La parola rivoluzione campeggia sui cartelloni pubblicitari affiancata a dopobarba e automobili, rasoi e superalcolici, intimo e casinò, ed è il titolo di mostre ed accademie ufficiali del potere. Il nobile concetto di sollevazione di personaggi e popoli mobilitati per realizzare le più alte cause, è stato ferito a morte, al fine di cancellarlo dalla memoria presente, perchè il sistema ha assorbito la parola, diventata un ciondolo di bigiotteria fra la scollatura di una bonazza.
La stessa figura di rivoluzionario "tira", e tira perchè lo ha deciso il marketing e la cupola dei "creativi"; perchè di certo non si può negare che non sia il topos estetico del "rivoluzionario"giovanile e sognatore quello dei modelli bruni riccioluti e barbuti (ma sempre palestrati) che nei commercials dei conti correnti e di automobili si vedono vestire hippie, fare bagni di notte in gruppo e ballare sulle spiagge intorno al fuoco, respirare la libertà sulle moto capo indietro e braccia all'aria sorridendo a occhi chiusi, schitarrare sospesi nell'aria su palchi davanti a folle deliranti (anche quelle "giovani") che agitano in su le mani, e infine trombare come ricci (con donne tutte alte modelle tope e in lingerie); mentre una scritta o una voce declama "non confonderti con gli altri","non seguire le regole", "non rinunciare al tuo modo di essere", "se ami la libertà". E infine il payoff "provala" (non la rivoluzione. E non la topa. L'automobile...).
Al confronto gli spot sbiaditi di 25 anni fa con i loro yuppie biondi sportivi, ganzi, griffati e di successo oramai sorpassati fanno tenerezza, come ennesimo elemento di un passato che non c'è più da rimpiangere malinconicamente. L'immaginazione è al potere; ma è un immaginazione pagata (da qualcuno) per mettersi a immaginare, e sta immaginando il futuro più vuoto, un incubo reale con l'aspetto di un sogno, che tutti realizzino mentre non sono ancora desti.
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